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La rototraslazione di Martina

La rototraslazione di 180 gradi delle circa 4500 tonnellate della TBM Martina, un’operazione mai tentata prima e addirittura considerata impossibile dai suoi costruttori, è stata realizzata in tempi record impiegando un geniale espediente:  ispirandosi agli “Hovercraft”, gli ingegneri del gruppo Toto Costruzioni Generali e della ditta Palmieri, hanno realizzato l’AIRMOVER 3000. Nessuna gru al mondo sarebbe stata in grado di spostare in un’unica soluzione ed in un tempo così breve una massa come quella di Martina. Grazie all’AIRMOVER è stato possibile. Come piattaforma è stata realizzata una pavimentazione in cemento armato di circa 2400 mq di superficie livellata al laser, in seguito rivestita con una spessa laminatura metallica, che ha consentito di spostare a blocchi la gigantesca fresa Martina. L’Airmover 3000 è infatti composto di 10 moduli metallici, ciascuno dotato di 8 cuscini ad aria compressa, assemblabili in due diverse configurazioni “a culla”: una per spostare lo scudo, che da solo pesa 3000 tonnellate, l’altra per i restanti componenti della TBM, lunga 130 metri.  La pressione massima di ogni cuscino misura infatti 4.2 bar, che corrispondono ad una capacità di sollevamento di 43.5 tonnellate per ogni modulo. I cuscini ad aria compressa creano uno strato d’aria capace di superare la frizione esercitata dalle culle metalliche sulla piattaforma. Il sistema di 80 cuscini ad aria compressa alla base della speciale culla ha in questo modo consentito ai giganteschi componenti della TBM di scivolare su un sottile strato d’aria. Completata la rototraslazione, Martina è stata nuovamente assemblata per procedere allo scavo della seconda canna, in direzione Firenze, della Galleria Sparvo. L’intera operazione è stata realizzata in soli 15 giorni, un tempo record.

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